Anime in vetrina

scritto da Corvonero
Scritto 20 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Questo racconto narra di una persona alla ricerca di una compagna di vita, ambientato in una città che in pratica è un centro commerciale
- Nota dell'autore Corvonero

Testo: Anime in vetrina
di Corvonero

C’era una poesia che Paolo non riusciva a dimenticare. L’aveva letta in un qualche libro della biblioteca, di un poeta a lui sconosciuto e che gli tornò in mente proprio mentre camminava. La poesia recitava:

 

l’ultimo uomo è morto cento anni fa.

l’ultimo che riuscì a vedere le strade

prima che diventassero corridoi, e le automobili

prima che diventassero carrelli della spesa.

 

L’ultimo che provò il vero amore

Prima che diventasse una poesia;

Che potesse leggere una poesia

Prima che diventasse la descrizione di una foto.

 

Non una delle migliori poesie che avesse letto e se lui non si ricordava nemmeno il nome di questo presunto poeta, probabilmente, non era degno di nota. Eppure, si amalgamava come cemento al suo animo.

Paolo era un insegnate di storia. Insegnava alle scuole elementari. Sapeva che cosa fossero le strade, le automobili, prima che queste scomparissero via. La prima strofa raggiungeva facilmente una persona che aveva un poco di scolarizzazione. La seconda no. Se la prima parlava di macchine e di strade, la seconda sembrava parlare di sentimenti. Erano cambiati in cento anni? L’amore era cambiato in cento anni?

Avvisò il suo amico che era arrivato sotto casa sua. Erano le undici di sera e i corridoi del centro cittadino commerciale erano deserti. Quasi tutti i negozi erano chiusi. Mentre aspettava che il suo amico gli aprisse il portone, notò che era rimasto aperto un chiosco, con dentro dei distributori di bibite. Sull’insegna erano accese le luci natalizie. Mancava un mese e mezzo a natale.

Il portone si aprì di scatto. Paolo entrò nell’androne. Salì al terzo piano. Franco lo fece entrare nel suo alloggio.

<<sei arrivato tardi.>>

<<ho avuto da fare a casa e per questo ho fatto tardi.>>

<<non ti preoccupare, vuoi una birra?>>

<<certo.>>

Paolo sedette sul terrazzino. Da lì si poteva vedere il centro cittadino. Prima il corridoio con i negozi di alimentari, l’ipermercato, le tabaccherie e il giornalaio. Due anditi collegavano il primo corridoio alla corsia due, dove c’era: l’estetista, la pettinatrice, la sala per le lampade. Poi più in la verso il centro si scorgevano la biblioteca e la scuola, già addobbate per natale. Un palazzo si ergeva nel centro cittadino, ed era il comune. Poco dopo lo raggiunse il suo amico, con una birra per sé e per lui.

<<come stai, Paolo?>>

E Paolo pensò alle luci natalizie. Avrebbe proprio voluto rispondere quello che gli diceva la sua mente. Sono come quelle luci: mi illumino, mi spengo, poi vado ad intermittenza. La mia vita è proprio così.

<<sto abbastanza bene. Ma mi sento solo a casa, ora che…>>

<<Balto?>>

<<Sì… il mio cane alla fine non ce l’ha fatta. È spirato due giorni fa.>>

<<mi dispiace, Paolo. Sai mi sono sentito anch’io molto solo nell’ultimo periodo e… non mi giudicare, ma quelle cose funzionano.>>

<<di che stai parlando?>> chiese Paolo.

<<è brutta la parola: il modo in cui li chiamano. Eppure, non c’è un modo bello per definirli, pensa quanto è orribile.>>

<<continuo a non capire…>>

<<parlo dei robot, Paolo. Ne ho acquistato uno. Voglio dire una. La vuoi conoscere?>>

Paolo non disse nulla. Rimase a fissarlo. Franco posò la birra sul pianerottolo e scappò dentro.

<<Accenditi, Caterina e vieni qui.>>

Da un’altra stanza della casa, uscì una robot.

Paolo entrò dentro per osservare. Era una donna bionica. Molto bella, alta, slanciata, con i capelli biondi, gli occhi grigio chiaro.

<<ti presento Caterina >>, disse Franco.

Caterina si avvicinò a Franco. Lo abbracciò e lo baciò sulle labbra.

<<devi essere il suo amico >>, disse lei.

Paolo si grattò la fronte. Si sentì in imbarazzo. Franco lo capì e intervenne.

<<non farti problemi, lei è molto brava. Posso dirti che è quasi del tutto simile a noi. Ormai, sta da me da settimane e io non scorgo alcuna differenza >>, sorrise e arrossì.

<<io non l’ho vista l’ultima volta che sono venuto qui >>, disse Paolo.

<<perché il mio cucciolo, mi spegne e mi tiene chiusa nell’armadio quando ci sono altri…>>

Franco emise un verso gutturale.

<<ti fai chiamare cucciolo come ti chiamava la tua ex?>>

<<spegniti, Caterina.>>

Lei si spense.

<<Paolo, io e Clarissa ci siamo lasciati otto anni fa. Per otto anni sono stato da solo. Non c’era nessuna con me, se non qualche prostituta ogni tanto, e sono sempre dei robot. Non capisco perché un robot escort vada bene, mentre uno che ti ami non va bene…>>

Paolo si grattò il volto. Cercò di nascondere il rossore che era ben visibile sulla sua faccia.

<<non ti giudico, Franco. Solo che non pensavo che te…>>

<<che te cosa… Paolo. Hai mai fatto l’amore con una donna?>>

Il suo amico stette zitto. Si sentì come pugnalato.

<<certo è la cosa più bella del mondo. E lo so che, adesso, non faccio sesso con una vera donna, ma con una creatura artificiale, con sentimenti iniettati, prodotti da equazioni matematiche. Eppure noi non siamo diversi da loro. Crediamo solo di essere superiori, perché pensiamo che un Dio ci abbia creati, oppure che siamo la razza prescelta nata da un universo sterile; mentre loro li abbiamo creati noi. E questo cosa importa, Paolo. Non sono peggio di noi. Lei comunque mi ama e io l’amo, e per me è abbastanza.>>

<<non ho detto che sono peggio di noi. E per me va bene, se sei felice. Ora devo andare, Franco, è tardi. Ci vediamo.>>

Paolo lo salutò. Franco si accorse poco dopo che il suo amico aveva lasciato la bottiglia della birra mezza vuota.

Paolo tornò a casa sua. Una casa vuota e fredda, senza Balto. Quando si mise sotto le coperte iniziò piangere, finché non si addormentò.

 

2

Quanto era difficile trovare una donna nella città di Burgo? si chiese Paolo. Burgo era disseminata di anditi, piazze, sale giochi, negozi e luci che sporgevano dai soffitti. Paolo compieva sempre lo stesso tragitto per andare a scuola. A quell’ora non c’erano molte persone in giro. I pavimenti erano appena lustrati e c’era un tenue odore del detergente che avevano usato. Sembrava di camminare sopra una lastra di vetro. Poi al ritorno verso casa, i corridoi si riempivano di persone. I pavimenti tornavano ad essere sporchi, untuosi e in quel momento sembrava di camminare sopra una patina di marmellata. Non ci si poteva avvicinare alle vetrine dei negozi, da tanto di quelle persone ce ci stavano davanti.

A volte Paolo osservava i volti che gli passavano davanti, come dei capi scontati o DVD e videogiochi in offerta. Nessuno ricambiava mai il suo sguardo. C’era qualcosa di sbagliato in lui? Perché nessuno si fermava a guardare gli altri?

Certe volte si sedeva su una panchina e si fermava. Fermarsi era una sensazione strana. Sembrava di perdere tempo. Fermarsi, rimanere immobili, non faceva parte degli schemi di quella città e di nessun’altra che lui conoscesse. Guardava i suoi concittadini mentre camminavano velocemente. Ne studiava gli atteggiamenti.

Verso sera, compariva negli schermi disseminati nella città di Burgo, sempre la pubblicità di un’agenzia matrimoniale. Una cosa che non aveva mai sentito. Avevano studiato un modo perché due persone potessero conoscersi. Un procedimento che apparteneva al passato, ma che, i due titolari, avevano studiato e riadattato per il presente. Paolo non era molto convinto. Non capiva come delle persone potessero incontrarsi dal nulla. Però poteva fare un primo colloquio online da casa. Dovette solo inserire dati riguardanti la sua età, il suo aspetto fisico e il suo tipo di carattere. Poi il programma gli chiedeva che tipo di donna desiderava. Una lista di campi da compilare: la bellezza, intelligenza, carisma etc… con tutti una serie di valori da uno a dieci.

Il giorno dopo lo chiamarono. Paolo non sapeva che lo avrebbero contatto. Quando sentì la loro voce, percepì un formicolio su tutto il corpo. Non lo fecero parlare. Gli diedero appuntamento nel pomeriggio e misero giù la chiamata prima che potesse ripensarci.

Paolo si sentì dubbioso se andare o no. Da una parte non sopportava il fatto di dover andare lì. Si sentiva in forte imbarazzo e non credeva nemmeno tanto ai loro metodi risolutivi, dall’altra parte aveva dato la sua parola di presentarsi da loro. Così optò per la seconda.

Appena varcato la porta sentì un altro formicolio. Aveva paura che ci fosse qualcuno ad osservarlo, ma così non era, perché la sala d’aspetto era vuota. Attese venti minuti e poi lo chiamarono. Lui entrò dentro una stanza con pareti e soffitta bianche. C’era la donna della pubblicità dietro la scrivania. Una bella donna. C’era solo lei e quel suo sguardo lo preoccupava. Non era come tutte le altre donne che vedeva passare nel corridoio. Tutte queste avevano un chiaro obbiettivo nella loro testa. Mentre quella donna sembrava non avercelo. Si limitava solo a fissarlo. Paolo salutò e si sedette davanti a lei. Aspettò qualche sua parola che non arrivò. Il suo sguardo lo disturbava. Iniziò a Sudare e si chiese se non cominciasse ad emanare un odore sgradevole nella stanza.

<<bene, iniziamo col raccontarmi qualcosa di te. Chi sei? Che cosa fai? Quali sono le tue passioni?>>

Paolo intrecciò le dita. Scoprì ben presto che era difficile rispondere a queste domande.

<<insegno alle elementari. Non ho molte passioni.>>

<<parchè sei qui?>>

<<perché… cerco una donna con cui stare insieme.>>

<<e non sei mai riuscito a trovarla?>>

Paolo non rispose.

<<forse la domanda era un po’ diretta…>>

<<sì >>, rispose lui. <<non sono ancora riuscito a trovarne una. Mi sembra impossibile. So di un mio amico che ha comprato una di quelle donne bioniche. Sembrano stare bene insieme…>>

<<e la vuoi comprare anche tu?>>

<<ora ho perso il mio cane e sono da solo in casa. Soffro molto la solitudine, quindi sì ci ho pensato…>>

La donna si prese del tempo per respirare. <<noi conosciamo donne vere che possiamo presentarti. Qualcuna che può essere interessata da te senza che debba essere programmata per te. E tu sei disposto a cercare, nella stessa maniera, una donna vera ?>>

Paolo aveva la sensazione di sentirsi nudo. Sembrava che lei conoscesse i suoi segreti, le sue paure e le sue debolezze.

<<sì >>, disse lui. <<cerco una donna vera, per questo son venuto qua.>>

<<dimmi qualcosa di te, Paolo. Qualsiasi cosa mi aiuterà a farti trovare una donna per te.>>

Paolo cominciò a raccontargli dove lavorava e descrisse com’era la scuola, perché era l’unica cosa che gli veniva in mente. All’inizio fu un po’ impacciato e timoroso, ma poi si lasciò andare e raccontò anche della sua infanzia, dei suoi genitori. Era la prima volta che una donna era interessata a lui. Paolo lasciò lo studio sentendosi più ottimista. Si sentì meno solo tornando a casa. Nel centro commerciale cittadino i visi che gli passavano davanti non erano più così vitrei come prima.

 

3

Bella lavorava fino a sera tarda in un fast food. Stava dietro al bancone a prendere ordinazioni. I primi tempi lavorava col sorriso in bocca. Parlare con la gente era diventato un fatto nuovo ed insolito nella sua vita, che era sempre stata chiusa di fronte a nuove conoscenze. Ma, poco dopo, dovette sforzarsi per sorridere, perché sorridere non era più diventato naturale. Non sentiva più la voglia di prima. Andare lavorare era diventata una fatica. Le persone che le venivano davanti si limitavano solo ad ordinare. Ogni tanto qualche ragazzo la guardava per pochi secondi, forse attirato da qualcosa di lei che nemmeno lei sapeva. Non credeva di esser degna del suo nome che portava. Non sapeva dov’era la bellezza in lei. Forse nascosta? Forse non c’era proprio? Quando non era nel fastfood, si sentiva ancora più sola, in una città densamente popolata chiusa da delle mura e da un soffitto.

S’iscrisse anche lei all’agenzia matrimoniale.

Bella ricevette un avviso sul suo tablet. L’agenzia matrimoniale la informava di aver trovato l’uomo che lei cercava. Sulla scheda c’era la foto di Paolo con tutte le sue caratteristiche. Bella la lesse. Aveva rifiutato molte schede prima di quella di Paolo. Li aveva cestinati o per un motivo o per l’altro.

Paolo però sembrò interessarle. Sembrava quel tipo mite e calmo che cercava, quindi accettò la richiesta.

L’agenzia pensò di organizzare un incontro in base alla loro esigenze. Si sarebbero visti in piazza davanti al comune. Avrebbero preso un caffè assieme. Mezz’ora per conoscersi. Mentre Paolo era elettrizzato e al stesso tempo intimorito, Bella pensò di aver sbagliato ad accettare quella richiesta. Già alcuni giorni prima dell’appuntamento cominciava a sentire quella sensazione di nausea. Che cosa le sarebbe aspettato? Dalla foto Paolo non era un uomo bello. Ma nessun uomo bello l’aveva mai approcciata. Quindi ne poteva dedurre che nemmeno lei era bella. Si specchiava più volte durante il giorno e in effetti il suo viso non gli parlava. Il suo riflesso era apatico: non comunicava niente. Che uomo poteva cercare?

Bella aveva subito scorto Paolo seduto su una panchina vicino al bar. Era visibilmente nervoso. Per un attimo pensò di lasciarlo li dov’era e tornare a casa, ma si rese conto che sarebbe stata una vigliaccata. Cercò di essere sorridente, ma il sorriso le morì ben presto sul volto. Si avvicinò a Paolo. Lui guardava da un’altra parte. Forse l’aveva vista, ma poi aveva voltato il suo sguardo. Si aspettava un’altra? Era brutta? O lui troppo timido? Bella tremò. Il sue gambe si cementarono sul luogo. Provò paura per la sua inadeguatezza e si diede della stupida. Ma perché aveva paura?

Fu troppo tardi per scappare. Ormai era rimasta ferma a pensare e Paolo la vide. Sorrise. Era un sorriso spontaneo, di quelli che non aveva mai visto. Lui si fece avanti.

La salutò. Aveva lo sguardo un po’ basso e le guance rosse. Lei contraccambiò.

<<ci andiamo a prendere un caffè?>> chiese lui.

Così fecero. Andarono al bar e ordinarono due caffè al bancone. Si presentarono. Dissero entrambi le stesse cose che c’erano scritte sulle loro schede. Ma dirselo a voce era ben altra cosa. Entrambi scoprirono qualcosa di nuovo, che non avevano mai provato. Tornarono nelle rispettive case elettrizzati. Entrambi convinti che si sarebbero visti, che quella non sarebbe stata l’ultima volta.

 

4

Iniziarono a frequentarsi una volta a settimana, girando per il centro commerciale cittadino.

Paolo invitò Bella a passeggiare nella serra. La serra si trovava nel centro, davanti alla biblioteca comunale. Era aperta solo in alcune fasce orarie e non tutti i giorni. Per raggiungerla, Paolo e Bella percorsero il corridoio dove si affacciavano le assicurazioni, enti immobiliari, agenzie per cercare casa. Svoltarono poi in quello dov’erano presenti solo librerie e videoteche che vendevano film d’epoca. I prezzi erano scontatissimi. Bella convinse Paolo ad entrare in una di queste. Gli disse che aveva ancora un lettore per DVD.

Girarono fra gli scaffali. C’erano film di ogni genere. Bella ne prese due dalla sezione “amore”.

<<ce li guarderemo assieme una sera?>>

<<volentieri.>>

Decise di pagarli lui, nonostante le insistenze di Bella. Dopo si diressero alla serra. L’ingresso costava cinque euro. Appena entrati scesero le scale che portavano all’interno della serra.

Dentro la serra serra il clima era afoso e umido. Le piante avevano foglie enormi, di un verde accesso. C’erano una moltitudine di fiori, dai più bizzarri colori. Una voce registrata diceva che la serra era stata progettata per simulare gli habitat tropicali ormai perduti. Paolo e Bella ascoltavano interessati.

<<il mondo era così diverso decine di anni fa?>> chiese Bella.

<<secondo quello che ho studiato sui libri, sì. Ma non ho mai visto nulla di simile nella realtà.>>
<<mi piacerebbe che fosse così ancora adesso…>>, disse Bella.

<<così come?>>

Guardò ogni cosa attorno a sé. Era meravigliata.

<<in questa maniera, con più verde attorno, più piante, più fiori.>>

<<allora nessuno di noi ci sarebbe. Non esisteremo proprio.>>

Bella si fermò e gli cinse il collo con le sue braccia. Avvicinò le labbra alle sue e gli disse: <<non hai mai pensato di scappare da qui e vedere com’è il mondo fuori.>>

Paolo sentì accaldarsi. Il calore sembrava provenire da dentro di lui. Il suo cuore batteva all’impazzata e, alla domanda di Bella, riuscì a rispondere solo con quello che aveva studiato.

<<se scappassimo moriremo per le radiazioni.>>

Poi sentì le sue labbra. Erano calde. Ma nella serra tutto era caldo.

Le si strinse a lui. Il tempo sembrò non passare mai.

 

5

Paolo accarezzò il costato nudo di Bella. Era come toccare le corde di un arpa. Bella reagì muovendosi appena.

Paolo le diede un bacio sul collo e disse: <<Che ne dici se andiamo a Colonia per qualche giorno?>>

<<che importa! Tutti i centri commerciali cittadini sono uguali.>>

<<tu vorresti solo andare nelle foreste tropicali.>>

<<già, con te, insieme fra quelle piante giganti.>>

Cercò la sua mano e la trovò. Niente sembrava esistere oltre quel letto.  Non c’erano canzoncine di natale fra i corridoi che suonavano a ripetizione. Non c’era proprio alcun natale che stava per avvicinarsi.

Bella si addormentò fra le sue braccia.

In quel momento ricevette un messaggio. Si trattava di Franco.

-vieni a cena da me, domani?

Paolo si era dimenticato di Franco. Forse avrebbe potuto portare con sé Bella, ma poi pensò che sarebbe stato un ulteriore colpo da infliggere al suo amico. Lui costretto a stare con una donna bionica, per non rimanere da solo, mentre il suo amico era riuscito a relazionarsi con una donna vera. Forse era meglio non invitare Bella.

 

6

Franco fece accomodare il suo amico in casa. Paolo entrò dentro. Vide la donna bionica che preparava la tavola per tre.

<<come stai?>> gli chiese Franco.

<<bene e tu?>>

<<io bene, ma è da un po’ che non ti vedo. Spero che non sia per lei…>> Paolo osservò la donna. Sembrava spaventata di lui.

<<no, assolutamente, anzi, mi dispiace per quello che è successo l’ultima volta.>>

Franco gli diede una pacca sulla spalla. <<allora a posto come prima. Tu che cosa hai fatto in questo ultimo periodo?>>

<<ho conosciuto una persona.>>

Franco inarcò le sopracciglia.

<<ah, sì…>>

<<è bellissima. È una donna… >> stette per dire vera, ma poi disse: <<fantastica. Ci siamo conosciuti grazie ad una agenzia matrimoniale.>>

Il viso di Franco s’increspò. Paolo notò che il suo amico sapesse qualcosa.

Cenarono assieme. La donna si mostrò molto simpatica e dolce.

Franco e Paolo si concessero un momento da soli. Uscirono sul balcone, finendo il loro caffè. Nel centro commerciale cittadino avevano ritirato tutti gli addobbi natalizi ed ora i grossi corridoi sembravano più spogli del solito.

<<Paolo ti devo dire una cosa. Lo faccio solo perché sono tuo amico.>>

Paolo si girò verso di lui.

<<spero che non ti arrabbierai, ma mia moglie, seppur non umana, l’ho conosciuta in un’agenzia matrimoniale.>>

<<Bella è vera.>> disse Paolo.

Franco annuì. Finì il suo caffè.

<<hanno un minuscolo numero di serie tatuato poco sotto il collo, sulla schiena.>>

<<lei non ha nessun numero.>>

Paolo sentì il viso rovente. La paura lo colse alla sprovvista ed ebbe un stordimento che quasi lo fece svenire. Franco non disse più nulla.

Poco dopo, Paolo salutò il suo amico e tornò a casa. Possibile che non si fosse mai accorto di nulla? Quelli dell’agenzia gli avevano mentito? O era Franco a divertirsi con lui?

Ripensò a quando aveva fatto l’amore con lei. Non le aveva mai visto nessun numero. Non ci aveva mai fatto caso.

Mentre entrava in casa, si ripeteva di non guardare, di non sbirciare nemmeno. Perché il suo amico era stato così diabolico da dargli quella informazione?  Forse per vendicarsi di lui?

Non guardare.

Bella dormiva. Paolo accese la luce dell’abatjour. Le coperte le arrivavano fino al collo e lui le scostò poco. Quel poco che bastò per osservare le tre cifre tatuate sulla pelle. Tornò a riporre le coperte fin sopra il collo. Si coricò. L’abbracciò e sentì il calore del suo corpo. Paolo si strinse a lei e si addormentò.

 

Anime in vetrina testo di Corvonero
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